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L’ORO DELLO SPORT: I VOLONTARI

L’ORO DELLO SPORT: I VOLONTARI

“Dietro le quinte” di una società sportiva c’è un motore inesauribile che fatica, collabora e suda perché tutto possa funzionare: i volontari. Dietro il gioco, il divertimento, i sorrisi… ci sono loro. Senza i volontari, la maggior parte delle società sportive, e non solo, semplicemente non potrebbero esistere.
Quando si parla di volontariato, spesso si sente dire “che brave queste persone che lavorano per niente”. Ma, posto che la stima nei loro confronti è assolutamente doverosa, se non fosse proprio così? Se invece i volontari lo facessero per qualcosa, che solitamente non si è in grado di comprendere?
Siamo ormai talmente abituati a correlare l’impegno al guadagno, che perdiamo di vista quanta ricchezza si possa ottenere sul piano della soddisfazione, della gratificazione, della passione, della condivisione e della crescita personale. Chi fa volontariato, evidentemente, riesce a guardare oltre.
Molti studi dimostrano che aiutare gli altri, avere un atteggiamento di compassione (inteso come volontà di sostenere gli altri) e porsi al servizio della comunità comportino un beneficio per la salute dell’individuo e attivino maggiormente le aree del cervello deputate a fargli percepire uno stato di serenità e felicità. Alcuni sono particolarmente curiosi:
– Una lunga indagine condotta dal dottor James House al Research Center dell’Università del Michigan, ha dimostrato che fare regolarmente volontariato contribuisce a incrementare l’aspettativa di vita.
– In un particolare esperimento, lo psicologo di Harvard David Mcclelland ha mostrato ad un gruppo di persone alcuni filmati volti a suscitare sentimenti di compassione; analizzata in seguito la saliva dei partecipanti, si è potuto notare l’aumento dell’immunoglobina A, un anticorpo utile a combattere le infezioni respiratorie.
– Uno studio del dottor Larry Scherwitz, ricercatore dell’Università della California, condotto sui fattori di rischio delle coronopatie, ha messo in luce che chi è più concentrato su se stesso ha una maggiore probabilità di contrarre malattie del cuore e delle coronarie; inoltre, le persone prive di forti legami sociali risultano maggiormente vulnerabili nei confronti dello stress. Al contrario, saper collaborare, lavorare per un obiettivo comune e provare empatia risultano fattori assolutamente protettivi.
– In un altro importante studio, durato ben trent’anni, il dottor George Vaillant, Professore di Harvard e Direttore del Dipartimento di Psichiatria, ha evidenziato che uno stile di vita altruistico rappresenta un importante fattore di salute mentale.
– Infine, uno studio di Allan Luks, direttore del Center for Nonprofit Leadership alla Fordham Univeersity, su un vasto campione di migliaia di volontari, ha mostrato che durante la loro attività quasi il 90% dei partecipanti manifestasse maggior energia, un umore migliore, calma interiore e autostima.
Per concludere, pare che pure i risultati scientifici confermino il fatto che i volontari sappiano usufruire di un particolare aspetto, proprio dell’essere umano, che ha permesso la nostra evoluzione: la capacità di provare gratificazione tramite l’empatia, lo spirito di gruppo, la condivisione e la compassione.
Inoltre, la grande abilità dei volontari consiste nel saper porre enfasi sulle affinità piuttosto che sulle differenze, concentrandosi su ciò che li accomuna (essere genitori; essere d’aiuto per i ragazzi, per i bambini, per la società; dedicare del tempo per un obiettivo comune; la passione per lo sport; avere un ruolo, mettere al servizio del gruppo le proprie abilità, ecc…). Credo che questo rappresenti un grande insegnamento, in una società che solitamente tende a porre innanzi a tutto le differenze.

Dott. Alberto Fistarollo, psicologo
Rugby Riviera 1975